Guarire o Evolvere?

Troppe volte parliamo del nostro percorso personale come di una guarigione.
Come se fossimo malati cronici.
Come se potessimo esistere davvero solo dopo aver trovato una soluzione alla presunta malattia dell’imperfezione.
Eppure mi chiedo spesso se questa sia davvero la parola giusta.
Perché quando parliamo di guarigione, rischiamo inconsapevolmente di partire dall’idea che ci sia qualcosa di sbagliato in noi da correggere.
Qualcosa da aggiustare.
Qualcosa da eliminare.
Quanta poca gentilezza riserviamo a noi stessi.
Quanto spesso siamo proiettati fuori, nel tentativo di sentirci brave persone per il fatto di esserci sempre e comunque per gli altri.
E poi non ci accorgiamo che non ci siamo per chi ha più bisogno di noi in quel momento.
Noi stessi.
Quella parte fragile.
Insicura.
Imperfetta.
Quella parte che spesso cerchiamo di nascondere, correggere o superare, quando forse avrebbe semplicemente bisogno di essere vista.
L’evoluzione — come preferisco chiamarla — non è una linea retta.
L’evoluzione è una spirale ascendente.
A volte ci sembra di tornare a ripercorrere le stesse dinamiche.
Le stesse paure.
Le stesse ferite.
Gli stessi dubbi.
E non ci rendiamo conto che lo stiamo facendo con un livello di consapevolezza diverso.
Non siamo nello stesso punto.
Siamo persone diverse che stanno osservando quella stessa esperienza da una prospettiva nuova.
Per questo credo che il percorso non sia tanto quello di diventare qualcuno di diverso.
Ma di imparare ad accoglierci sempre di più.
Di lasciare andare l’idea di dover essere perfetti per meritare amore, serenità o felicità.
Di ricordarci che non siamo un progetto da aggiustare.
Siamo esseri umani in continua evoluzione.
Anche nelle cadute.
Anche nelle giornate in cui ci sentiamo persi.
Anche quando la strada sembra confusa.
Perché è proprio lì che serve più presenza.
Più ascolto.
Più gentilezza.
E più amore.
"L’evoluzione non è una linea retta. L’evoluzione è una spirale ascendente."



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