La Carriera: espressione di noi o ruolo da interpretare nel mondo?

Siamo mediamente cresciuti seguendo quelle che vengono definite “tappe fondamentali della vita”.
Mi sono sempre chiesta chi le abbia definite tali e come siano diventate una sorta di percorso predeterminato.
Scuola, Università, Lavoro, Famiglia.
Ragionando su questa sequenza che scandisce i nostri anni e ci conduce ad attraversarli come un flusso, mi sono fermata a riflettere sul lavoro e sulla carriera.
Ma davvero stiamo facendo tutti il lavoro che sognavamo?
Qual è il punto esatto in cui questo flusso si incaglia nella domanda: ma sto davvero facendo il lavoro che mi permette di esprimermi o sto semplicemente interpretando un ruolo nel mondo?
Un po’ fa paura.
Lasciar emergere onestamente la verità fa paura, perché ci si trova nudi davanti a se stessi.
Chissà, forse ci potremmo stupire di quanta strada abbiamo fatto lottando davvero per i nostri sogni, o, al contrario, dovremmo confrontarci con ciò che è stato solamente il flusso degli eventi.
Ci siamo lasciati portare, magari anche solo per un pezzetto di vita, da una corrente che ci ha condotto a ricoprire un ruolo “sicuro”, ma che non era esattamente ciò che avevamo immaginato per noi.
Però mi piace sempre guardare con stupore la vita, perché è così generosa che ci dà innumerevoli possibilità senza giudicarci. Sì perché il giudizio è solo quello che noi abbiamo per noi stessi, a volte implacabile e impietoso.
Credo che quando qualcosa si incaglia, sia fondamentale non fare finta di niente nella convinzione che quello “è solo un momento”.
Ho imparato che è fondamentale fermarsi, respirare e lasciar emergere memorie antiche; ascoltare con attenzione cosa la vita ci stia dicendo.
Nessuno può sapere cosa sia più funzionale per noi, ma ho l’idea che sia importante darsi la possibilità di scoprirlo, anche se ci farà tremare o ci farà vacillare.
Il tempo ci restituirà il senso delle nostre scelte, qualsiasi esse siano.



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